U mure re Fate

U mure re Fate

                                               “ u mure re Fate”

 

Andando da Morrone verso il PalaMaggiò, arrivati a Grottole, se buttate un occhio sulle ultime colline a destra, vedrete ad una certa altezza una linea più scura, la stessa cosa potete osservarla e meglio, se andando su Monte Castello vi fermate prima del Cappellone e guardate verso quelli che per secoli abbiamo chiamato impropriamente “I paesi bassi” in Morronese “Lla bbasce”. Che cosa vedremo? Una cinta muraria che viene chiamata “U mure re fate”. Da cosa deriva questo nome? Dal fatto che la cinta muraria, è formata da enormi massi intrasportabili sulle colline, se non da eventi magici, si è immaginato che fossero state le fate a farlo. Premesso che non si è certi dell’esistenza delle fate (capitemi! Ci possono essere anche bambini in ascolto!), ma perché portare quei grossi massi del peso di svariati quintali e forse tonnellate, in un posto dove poi non se ne sono servito?  Eliminiamo a malincuore l’idea affascinante delle fate e cerchiamo di essere più concreti: questi massi sono posizionati l’uno sull’altro, a formare un muro di cinta di ottocento metri di lunghezza e tre chilometri di perimetro, qualcuno dice addirittura cinque chilometri. nella facciata che da verso la valle di Morrone si possono ancora distinguere due porte d’ingresso. Cosa erano? E quando sono state edificate?, erano indubbiamente le mura di un accampamento, ma la grandezza, ci fa pensare addirittura che circondassero una città. Si fanno risalire al quinto o sesto secolo avanti Cristo, la bellezza di duemilacinquecento anni fa, sicuramente vi hanno vissuto i sanniti che le hanno edificate, non siamo certi di questo, potrebbero anche essere state edificate dagli Etrusco, ma atteniamoci all’ipotesi più valida, che siano stati i Sanniti. Il perché è presto detto. Questa città fortificata, si trova all’inizio del Sannio, da Limatola è già Sannio non per niente è in provincia di Benevento! Scherzi a parte, i Sanniti hanno costruito a Morrone questa città, perché fosse posta a guardia del Sannio, pronta a combattere nemici che volevano invadere il territorio, e a segnalare le presenza e l’avvicinarsi di questi eserciti ostili, ad altre postazioni, che trasmettevano in tempo reale le notizie, con un sistema di specchi o di fuochi. Non vi meravigliate, qualche secolo dopo, l’imperatore Tiberio, dirigeva l’impero standosene beatamente a Capri, ma sempre aggiornato tramite quel sistema che vi ho descritto, specchio e fuochi, su tutto quello che succedeva a Roma e nell’impero. Dicevamo quindi che si trattava di una città Sannita, come si chiamava? Uno storico del settecento l’Esperti, disse che  doveva essere Plistia, o Plistica che dir si voglia,  ma la sua teoria, poi completamente confutata, era che doveva per forza essere Plistia, perché Tito Livio, il maggior storico dell’antichità, diceva che Plistia era molto vicina a Saticola, centro importante dei Sanniti, e dove situava Saticola Monsignor Esperti? A  casa sua, Caserta Vecchia, l’Esperti lo scrive nel suo libro”memorie Historiche della città di Caserta” acquaiuò l’acqua è fresca? È comm’a neve! Diceva l’acquaiuolo che vendeva un bicchiere d’acqua agli assetati, poteva mai dire che era calda? E chi se la comprava! Cosi l’Esperti, Saticola è a Caserta Vecchia, indi poscia, Plistia sta a Morrone! Ma l’ipotesi di Monsignor Esperti, (si avete capito bene! Era un prete!), è caduta, Saticola non era a Caserta Vecchia, Sant’Agata dei Goti rivendica la città nel suo territorio, e quindi Plistia essendo vicina ad essa, non poteva stare a Morrone, e allora? Boh! Dovremmo indagare, anche se ho seguito una teoria fantasiosa ma non tanto di uno storico Aprea, che mi ha aperto gli occhi, e mi ha coinvolto in un convegno a Sant’Agata dei Goti anni fa, sulla certezza che li fosse Saticola, lui sosteneva un’altra teoria, che ha evitato di esporre nel convegno, cosi siamo ritornati sani e salvi a casa! Non mi dilungherò ad esporvela, anzi non la citerò neppure, aspettiamo che gli archeologi, e gli storici ci diano notizie più precise.

La città fu abbandonata, evidentemente aveva perso l’importanza di porta di accesso al Sannio, e lo è stata per oltre centocinquanta anni, fino all’arrivo di un esercito Cartaginese guidato da Annibale che aveva bisogno di porre un accampamento nelle vicinanze dell’antica Capua, che corrisponde all’attuale Santa Maria Capua Vetere. Raffaele Leonetti il massimo storico locale, da poco insignito della cittadinanza onoraria di Morrone, in una monografia non ancora pubblicata, sostiene e non possiamo dargli affatto torto, che gli esploratori di Annibale, andarono in brodo di giuggiole, allorquando, esplorando il territorio in cerca di un luogo dove Annibale potesse posizionare l’esercito, si imbatterono in una fortificazione abbandonata con  tutte le caratteristiche per posizionarvi un esercito: posto ben difeso senza dover faticare per mesi per costruirne uno, nascosto alla vista di eventuali nemici, abbondanza di acqua per uomini e animali, e presenza di foraggio per gli animali, con il fiume a ridosso, da dove potevano arrivare vettovaglie e quant’altro. Quale posto migliore? Quindi Annibale si attestò sul Pesaturo? Tutto fa pensare di si. Se avete voglia in estate di farvi una passeggiata, andateci ed osservate il posto con un occhio militare, addossatevi alle mura e guardate in basso verso la valle, i nemici se volevano attaccare, avrebbero dovuto salire con molta fatica, senza avere dei ripari, esposti alle frecce e ai giavellotti lanciati dai difensori. Superate le mura. Vi ritroverete un camminamento sgombro da pietre od altri ostacoli, che corre lungo tutto il perimetro delle mura. Una città quindi, la chiameremo per adesso “la città senza nome” in attesa che qualcuno squarci le tenebre e faccia luce!

All’interno vi è un avvallamento dove probabilmente veniva accumulata l’acqua che veniva presa dal fiume sottostante, nell’evenienza di un assedio. In questo avvallamento, si dice, fosse posta una pietra con un anello, la leggenda parla che tirata via la pietra, sarebbe apparso un tesoro! C’era però un problema! Chi toglieva la pietra, sarebbe morto! La paura ha fatto si che nessuno si è fatto tentare dalla possibilità di diventare ricco sfondato! Molti ci hanno pensa, ma nessuno ha tentato! Il coraggio lo avevano, ma la paura di morire era ancora più grande! Però, esiste sempre la persona intelligente, il genio che ti risolve la situazione! Se tiro la catena e smuovo la pietra per prendere il tesoro, muoio? Allora io la pietra non la tocco neanche! Ci metto vicino un bel candelotto di dinamite, così la pietra viene smossa ed il tesoro sarà mio senza che io debba per forza morire! A questa persona bisognava dargli il premio Nobel per la sua grande pensata! Detto fatto, candelotto, bum e la pietra salta in aria con mezzo avvallamento! Non sappiamo se il genio sia morto, ma le conseguenze del suo gesto, sono che adesso non si può vedere niente all’interno dell’avvallamento, se non le piante che vi sono cresciute, perché quando piove    vi si accumula dell’acqua. E sono sparite le prove che ci avrebbero permesso di capire qualcosa di più dell’origine della città e del muro delle Fate! Sicuramente non è stato fatto volutamente, è stata l’ignoranza a portarlo a fare quel gesto, ma come di ce Igor Righetti come slogan della sua trasmissione” il comunicattivo”!,” l’ignoranza fa più male della cattiveria!”

Attività